Il movimento, il gioco e la fiaba possono preparare i bambini al gesto grafico, alla regolazione emotiva e agli apprendimenti scolastici più importanti.
Puoi ascoltare la puntata di Pedagogia Flessibile su tutte le piattaforme di streaming o leggere l'articolo sul mio blog su Barbara Bettetini.it.
Impegno e risultato spesso non vanno di pari passo
Avrai sicuramente il ricordo di qualcuno capace di scrivere in bella calligrafia e di qualcuno che invece, davanti a una semplice richiesta di scrivere una parola o di tracciare un disegno, inizia a tracciare un segno che sembra stia attraversando un campo minato.
Il tratto incerto, la pressione troppo forte oppure troppo leggera, la linea tremante.
E fisicamente è tutta una tensione: la mano si irrigidisce, le spalle salgono verso le orecchie, il respiro si trattiene, la lingua esce tra i denti.
Come se tutto il corpo fosse chiamato a sostenere quel gesto, che capiamo finalmente essere semplice solo in apparenza.
Ed ecco che entra in scena la gomma, per la matita o, peggio ancora, per la biro cancellabile. Cancella, riprova, cancella ancora, macchia o buco nel foglio, linee sporche, frustrazione, senso di inadeguatezza, abbandono o diminuzione dell'autostima.
E' un circolo vizioso in cui spesso l'adulto si inserisce cercando di sostenere la fatica: "Premi più piano". - "guarda bene come faccio io.". - "Stai attento." - "Concentrati".
Ma la questione, molte volte, non è la concentrazione. E anzi: più cerco di controllare il gesto, ottenere qualcosa di simile a un modello, di fare più attenzione o di concentrarmi su ciò che sto facendo, più i muscoli si contraggono, il pensiero si focalizza sull'errore, sulla difficoltà, sulla necessità di precisione, peggiorando la situazione.
Ma non è possibile chiedere fluidità e correttezza a una mano che non abbia ancora costruito fino in fondo la capacità di ricevere, regolare e modulare un comando motorio fine. Sa cosa dovrebbe fare, ma non riesce ancora a farlo con precisione. E non è questione di intelligenza, volontà o impegno.
Prima del segno grafico dobbiamo considerare un’intera storia corporea.
Perché un bambino possa tracciare compiutamente sul foglio una qualsiasi lettera, il suo corpo deve aver già sperimentato la scrittura in altre forme.
Prima della scrittura infatti c’è il modo in cui il corpo ha imparato a stare in equilibrio, a orientarsi, a sentire il peso, a dosare la forza, a usare le due mani insieme, ad attraversare il centro del corpo, ad aspettare il momento giusto per muoversi.
Se questa scrittura invisibile è ancora incompleta, anche la scrittura visibile, quella fatta di inchiostro e parole sarà sempre un po' più faticosa o richiederà più tempo per svilupparsi correttamente.
In questa puntata di Pedagogia Flessibile parliamo proprio del legame profondo tra corpo, movimento, apprendimento e pregrafismo. E lo facciamo attraverso una fiaba della collana Fiabe per Crescere®: La Ciurma Salvapirati, che è una storia nata per restituire al movimento corporeo il suo ruolo fondamentale, in un momento storico in cui la mente e la simulazione del movimento rischia di mettere in secondo piano l'effettivo utilizzo del corpo attraverso movimento, fatica, errori, perseveranza e ripetizione.
Il movimento, come anche i giochi con cui si utilizza il corpo, non sono solo o una pausa poco importante dall’apprendimento.
O per lo meno non dovrebbero essere considerati tali.
Il movimento è una delle prime forme con cui il bambino organizza il pensiero, e non momento di scarico psicofisico prima di tornare alle cose serie.
Ecco perché, quando qualcosa non funziona nell'esecuzione delle richieste fatte dalla scuola o dal contesto familiare, indagare su quanto si conosce il proprio corpo e su come lo si utilizza spesso è la chiave per affrontare le difficoltà con risultati eccellenti.
Il corpo non esegue soltanto: prepara il pensiero
Per molto tempo nella cultura educativa si sono tenute troppo separate da una parte la mente, dall'altra il corpo; da una parte l'apprendimento vero, dall'altra tutto quello che in apparenza ha una matrice motoria.
Questa separazione ha prodotto un equivoco potente: l'idea che il corpo sia una specie di contenitore del pensiero. Come se la mente decidesse e capisse e il corpo dovesse limitarsi a eseguire. Ma chi lavora con i bambini sa perfettamente che non funziona così, e per fortuna qualcosa sta iniziando a cambiare.
Il pensiero non abita solo la testa, ma abita l'intero organismo, e si organizza attraverso l'azione prima ancora che attraverso la parola.
Un bambino che non senta bene il proprio asse corporeo farà fatica a stare fermo, semplicemente perché il suo corpo continua a cercare stabilità. Una bambina che non sappia regolare la pressione della mano forse non sta disobbedendo alla richiesta di premere più piano, ma può darsi che non abbia ancora costruito una percezione abbastanza precisa della forza che sta usando.
L'apprendimento non comincia dal foglio: comincia molto prima, quando il bambino rotola, striscia, gattona, cade, si rialza, spinge, tira, afferra, salta, aspetta.
E scopre che il proprio corpo ha un davanti, un dietro, una destra, una sinistra, un centro.
Sono conquiste tutt'altro che marginali: sono la grammatica nascosta dell'apprendimento.
Quando chiediamo a un bambino di scrivere, non gli chiediamo solo di riconoscere una lettera. Gli chiediamo di organizzare insieme postura, tono muscolare, orientamento nello spazio, coordinazione occhio-mano, regolazione della forza, direzione del tratto, ritmo, memoria visiva, attenzione, e la capacità di portare a termine una sequenza.
E se anche solo un elemento manca, sarà molto più difficile portare a termine il compito.
La scrittura è un gesto culturale, ma prima ancora è un gesto corporeo raffinatissimo. E se il corpo non è pronto, la richiesta grafica diventa una fatica sproporzionata.
La sequenza invisibile che precede la scrittura
Consideriamo una progressione evolutiva che vale la pena osservare con attenzione.
Come spesso accade non si tratta di una sequenza rigida, uguale per tutti i bambini. E' piuttosto un'architettura, una serie di funzioni che si sostengono a vicenda e permettono al bambino di arrivare agli apprendimenti scolastici con più disponibilità, sicurezza e precisione.
Alla base c'è l'asse corporeo, la capacità di organizzarsi rispetto alla gravità e di abitare la verticalità senza fatica continua.
Segue lo schema corporeo, la rappresentazione interna delle proprie parti, dei confini, delle possibilità: sapere dove sono le mani, i piedi, il centro, e come collaborano tra loro.
Poi arriva la lateralità, non solo sapere quale sia la destra e quale la sinistra, ma costruire un riferimento interno stabile da cui orientare lo spazio.
Da lì nasce l'orientamento spaziale, davanti e dietro, sopra e sotto, dentro e fuori, parole semplici che per diventare competenze reali devono essere vissute, non solo spiegate. Infine la struttura temporale: prima e dopo, attesa, ritmo, successione, la capacità di fare una cosa dopo l'altra senza perdere il filo.
Quando queste funzioni sono abbastanza integrate, la lettura e la scrittura trovano un terreno più fertile.
Questo non significa che ogni difficoltà scolastica dipenda dal corpo: sarebbe una semplificazione. Significa che molte difficoltà che sembrano cognitive, attentive o motivazionali portano con sé anche una componente corporea raramente riconosciuta, e quando resta ignorata si rischia di chiedere al bambino di migliorare un risultato senza avergli dato gli strumenti per riuscirci.
Tre sistemi che lavorano in silenzio
Ci sono tre sistemi del corpo che nell'educazione ordinaria vengono nominati pochissimo, eppure hanno un ruolo enorme nello sviluppo dell'attenzione, della coordinazione e della scrittura.
Il primo è il sistema vestibolare, legato all'equilibrio e alla percezione della posizione della testa nello spazio: uno dei grandi organizzatori dell'attenzione corporea. Un bambino che cerca continuamente il movimento, o che al contrario lo evita, può star esprimendo anche una particolare modalità di risposta vestibolare.
Il secondo è il sistema propriocettivo, la capacità di percepire il corpo dall'interno: sapere dove si trovano le proprie parti senza guardarle, dosare una spinta, una presa, una pressione.
Senza una propriocezione ben costruita, la mano stringe troppo la matita, preme troppo sul foglio, si stanca presto.
Il terzo è il sistema tattile-pressorio: il contatto, la sensibilità della pelle, la percezione del tratto e della resistenza.
È quello che permette di distinguere un segno inciso da uno appena appoggiato, una presa efficace da una presa rigida.
Questi sistemi lavorano in continuazione, anche quando non ce ne accorgiamo. E il bambino li integra non con una spiegazione o una scheda, ma muovendosi in modo ricco, variato, accompagnato: nel gioco corporeo, nella manipolazione, nelle storie vissute con tutto il corpo.
Ed è esattamente qui che entra in gioco La Ciurma Salvapirati: nella seconda parte vedremo come questi principi si traducano, passo per passo, in gioco, movimento e narrazione.
Il libro fa parte della collana Fiabe per Crescere® ed è disponibile in versione integrale ipnagogica e in una versione ridotta per una lettura più breve e giocosa.
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