Podcast - Fiabe per Crescere® - Quando le storie diventano uno strumento educativo
Alcune fiabe passano, altre invece restano. E quelle che restano, spesso iniziano a lavorare già dal primo ascolto.
In questa puntata di Pedagogia Flessibile entreremo in profondità nel ruolo delle fiabe e nel modo in cui, se costruite e utilizzate con criterio, possono diventare strumenti educativi estremamente efficaci.
Ci sono storie che i bambini ascoltano una volta, e poi ci sono quelle che sono richieste ogni sera.
Sempre le stesse parole.
Sempre gli stessi passaggi.
Sempre gli stessi punti in cui interrompono, ridono, si avvicinano o restano in silenzio.
Qual è il motivo di questa ripetizione? Perché un bambino vuole ascoltarla così tante volte?
Ma soprattutto, cosa sta succedendo nei suoi pensieri e nel suo bagaglio di esperienze grazie a quella storia?
In questa puntata parleremo delle dinamiche che rendono una fiaba realmente efficace e del loro impatto concreto sul comportamento, di cosa accade nel sistema nervoso durante l’ascolto e di come nasce il metodo per educatori dell’infanzia e insegnanti della scuola primaria Fiabe per Crescere.
Pensiamo a cosa accade quando leggiamo una storia a un bambino: scegliamo il testo, troviamo un posto, ci sistemiamo e iniziamo.
Sembra tutto ovvio e naturale, ma abbiamo appena cominciato e già sono entrate in gioco quattro azioni che modificano profondamente la dinamica del racconto, i significati che avrà e i suoi esiti.
Vediamole passo passo.
Si sceglie la storia. Ma chi la sceglie?
Se la sceglie il bambino, probabilmente quella storia risponde a una sua necessità. Sappiamo bene quanto i bambini si affezionino a un racconto, quanto insistano perché venga letto decine di volte e quanto arrivino a conoscere alla perfezione ogni parola, ogni passaggio, ogni pausa.
Ogni bambino sente, anche senza saperlo spiegare, che in un racconto sono contenuti elementi che possono aiutare, rassicurare, rafforzare la fiducia nelle proprie capacità o offrire modelli e orientamenti. E allora chiederà quella storia una, dieci, cento volte, fino a quando gli apprendimenti saranno integrati e la necessità potrà cambiare.
Possiamo quindi decidere di assecondare questa richiesta e, se siamo attenti, possiamo anche riuscire ad individuare gli elementi racchiusi nella storia preferita così da sostenerli anche in altri modi e facilitare il percorso del bambino.
Se invece la storia è scelta dall’adulto, entriamo in un altro mondo.
Possiamo scegliere ad esempio una lettura ricreativa, e allora sceglieremo per curiosità, o per le illustrazioni, o perché in quel momento questa ci sembra meglio piuttosto di quella. Oppure si può decidere in base a ciò che speriamo di ottenere, e allora sceglieremo la storia che pensiamo ci aiuterà di più a raggiungere un certo obiettivo.
Ancora, si può privilegiare ciò che in realtà desideriamo ascoltare noi, e la scelta di una fiaba fatta da un adulto racchiude una quantità immensa di significati, che varrà la pena approfondire in un altro momento.
Secondo passaggio: si trova un posto.
Anche in questo caso, chi decide dove si possono o si devono raccontare le storie?
Quando?
Con quale modalità?
Con quale frequenza?
Cambia molto se il luogo è scelto dal bambino o dall’adulto.
In qualità di terzo educatore, l’ambiente accoglie o respinge, facilita le relazioni o le rende più difficili, può risultare intimo e gradevole oppure freddo e sterile.
Questa idea dell’ambiente come elemento educativo attivo è centrale nella prospettiva reggiana, dove il contesto non è semplice sfondo, ma parte della relazione educativa. (Reggio Children)
Quindi nella scelta, qualunque essa sia, è bene tenere conto di dove avverrà la lettura e della possibilità di sostenerla per il tempo necessario.
Nello spazio cambia anche il modo in cui ci si accomoda.
Uno di fronte all’altro o affiancati. Seduti o sdraiati sul divano o sul letto. Per terra su un tappeto o su una sedia a parte. Vicini, lontani, con il testo a uso dell’adulto o a disposizione del bambino, che può restare in ascolto puro oppure girare le pagine.
Ognuno può scegliere il modo più comodo e funzionale.
Però, deve essere comodo e funzionale per entrambi.
Deve essere una situazione accolta da lettore e ascoltatore, e anche in questo caso sostenibile nel tempo.
Bene, ognuna di queste scelte influenza profondamente, in modo esplicito o inconsapevole, il modo in cui i significati vengono veicolati.
A questo punto si entra nella lettura, e le possibilità si moltiplicano ulteriormente.
C’è chi accoglie ogni spunto del bambino, movimenti compresi, per cui la storia magari non arriva alla fine e diventa soprattutto un’esperienza di ascolto e condivisione.
C’è chi vuole verificare l’ascolto, sollecitando l’attenzione con domande o con un breve riassunto dopo un passaggio importante.
C’è chi legge e ha piacere che l’ascoltatore sia tale e basta, riservando domande e commenti alla fine, quasi come in una conferenza.
C’è chi legge in modo neutro, lasciando spazio all’interpretazione dell’ascoltatore, e chi si diverte a modulare il tono, cambiare la velocità, caratterizzare i personaggi, dare corpo alla propria espressività.
Se poi si vuole dare una connotazione più educativa alle attività di lettura si potranno usare altri accorgimenti ancora, ma per ora ci sono già abbastanza variabili in gioco.
A questo punto, come dicevamo, si inizia a raccontare.
Cosa vuol dire davvero raccontare?
Significa mettere in ordine una sequenza di fatti per renderla comprensibile, certo.
Ma raccontare è qualcosa di più della semplice lettura. È un impegno cognitivo complesso: bisogna selezionare ciò che conta, organizzare la sequenza, collegare i passaggi, attribuire un senso coerente.
Quando si racconta ci si mette del proprio. Si adatta il contenuto al bambino, all’ambiente, al contesto.
E quando si seguono alcune accortezze, l’efficacia delle fiabe aumenta in modo significativo, perché le parole sono importanti e i significati cambiano a seconda di quelle che scegliamo.
Questo accade anche nei processi di apprendimento e di regolazione emotiva: quando si è in una condizione di ascolto attivo, o quando si riesce a raccontare, si sta già riorganizzando il proprio vissuto in funzione dei contenuti della storia.
Ed è qui che si apre la differenza fra una lettura semplice, domestica, e una lettura pedagogicamente significativa.
In ogni caso, nella normalità della lettura, dopo poche righe succede qualcosa di particolare a cui non sempre si fa attenzione.
Il bambino ascolta.
Ma possiamo accorgerci che, a volte, il suo modo di ascoltare si modifica in funzione della lettura.
E l’adulto, volente o nolente, interpreta.
E possiamo accorgerci che anche il suo modo di leggere e interpretare cambia a seconda delle risposte di chi ascolta.
In più, la lettura cambia in base ai contenuti che si svelano man mano: il lettore può modificare il tono, accelerare, rallentare, enfatizzare alcune parole, alleggerirne altre.
A volte sente che la storia scorre. Altre volte può avvertire una piccola resistenza. A volte continua a leggere. Altre volte il disagio diventa sensibile e la lettura cambia.
Una lettura consapevole cambia completamente l’efficacia della fiaba.
La fase in cui lettore e ascoltatore modificano con il loro coinvolgimento la lettura della fiaba rappresenta un segnale molto importante: coincide con il passaggio ad una condizione di coscienza particolare, caratterizzata da ascolto, attenzione, partecipazione e condivisione. All’esterno, ma anche all’interno di sé.
Ed è una fase che, quando si riesce a riconoscere e a cogliere, può offrire opportunità incredibili.
Perché una fiaba non è mai solo un racconto: è una struttura che entra in relazione con due sistemi: quello del bambino e quello dell’adulto.
Una fiaba quasi sempre può intrattenere, spesso può insegnare, a volte riesce a educare e, quando è costruita in un certo modo, può fare molto di più.
Abbiamo visto quanto contino la scelta della fiaba, l’occasione di lettura, la prossemica, i contenuti, il modo di leggere.
Grazie a questo insieme di fattori, se ben selezionati e amalgamati, può avvenire un passaggio decisivo, qualcosa che stupisce per la sua rapidità ed efficacia e che spesso suscita meraviglia.
È un processo con una connotazione percettiva molto concreta: dal momento in cui si è esposti a questa miscela di voce, ritmo, immagini, relazione e significato, può modificarsi il modo di guardare una situazione. È qualcosa di spontaneo e naturale, semplice in apparenza, ma molto complesso nei suoi effetti.
Vediamo le implicazioni di questo cambiamento.
1. Le fiabe influenzano il comportamento
Ogni fiaba, anche la più semplice, trasmette una struttura, non soltanto una morale o una sequenza narrativa.
Una fiaba ben costruita trasmette un modo di affrontare la difficoltà, un modo di reagire alla frustrazione, un modo di stare nella relazione.
Il bambino non apprende tutto questo a livello teorico, ma lo integra attraverso immagini, ritmo, ripetizione, tono emotivo. Attraverso questi canali la storia entra nell’esperienza e può diventare materiale interno.
Per questo alcune fiabe lasciano traccia e altre no.
Dipende solo in parte da quanto sono belle, famose o piacevoli; dipende soprattutto da come sono costruite, da come vengono proposte e da quanto riescono a incontrare il bisogno reale del bambino.
2. Cosa accade durante l’ascolto
Se l’ambiente è il terzo educatore, la componente acustica e sonora può essere considerata il quarto.
La voce, soprattutto in questo caso, rappresenta il polo focalizzante su cui si concentra l’attenzione.
Durante l’ascolto di una storia ben strutturata, il bambino entra in una condizione molto particolare.
Il corpo rallenta.
L’attenzione si stabilizza.
La voce dell’adulto diventa un riferimento.
È tutt’altro che uno stato passivo. È uno stato di lavoro interno molto intenso, durante il quale il cervello non deve rispondere a una richiesta prestazionale, non deve eseguire un compito, non deve difendersi.
E tutte le risorse possono essere orientate verso l’elaborazione e la riorganizzazione dell’esperienza di ascolto.
In questa condizione, le sollecitazioni visive e sonore si collegano a esperienze personali, le emozioni trovano una forma rappresentabile, alcune tensioni si acquietano, altre si modulano, alcune soluzioni iniziano a diventare disponibili nel ventaglio delle possibilità.
È per questo che una fiaba può influenzare il comportamento.
Non perché spiega cosa fare, ma perché modifica il modo in cui il bambino può stare in una situazione, a seconda di chi è, di ciò che conosce, del suo temperamento e della sua esperienza.
3. Perché molte fiabe restano in superficie
Le fiabe non hanno tutte lo stesso valore educativo.
Possono essere interessanti dal punto di vista dell’intrattenimento, possono divertire, possono insegnare qualcosa, ma non tutte nascono per educare e non sempre riescono a farlo.
Molte storie sono troppo esplicite, definiscono percorsi e significati senza sufficiente flessibilità, impiegano troppo tempo nelle spiegazioni o lasciano punti oscuri senza possibilità di elaborazione.
Questo fa sì che ci sia poco spazio per il lettore e, spesso, anche per l’ascoltatore.
È la stessa differenza che passa tra guardare un film su qualcuno che fa un’esperienza e sentirsi dentro quell’esperienza.
Il cervello può reagire alle immagini mentali con grande coinvolgimento quando sono sufficientemente vive e coerenti. Poter scegliere in chi identificarsi, quanto avvicinarsi alla storia e quanto lasciarsi coinvolgere rappresenta un’opportunità preziosa.
Se le storie restano in superficie, il bambino ascolta, ma integra poco.
E poi c’è un altro rischio frequente, che può snaturare la funzione della fiaba: usarla come pretesto per spiegare.
L’adulto che legge e poi spiega.
Che commenta.
Che verifica.
In quel momento la storia perde parte della sua funzione e diventa un messaggio.
Capita allora che il bambino si sganci appena percepisce che la lettura non è più un’esperienza a suo beneficio, ma uno strumento manovrato dall’adulto per ottenere qualcosa.
4. Da qui nasce Fiabe per Crescere
Il progetto Fiabe per Crescere nasce da una considerazione molto concreta, maturata nel lavoro professionale in studio e grazie al confronto con educatrici, docenti e genitori.
È possibile costruire storie che non si limitino a raccontare, o a insegnare, o che non agiscano positivamente solo come effetto collaterale, ma che aiutino davvero a riorganizzare alcune difficoltà?
A patto di lavorare in modo estremamente preciso sì, e Fiabe per Crescere è diventato un metodo proprio per rispondere alla necessità di garantire l’efficacia della narrazione nelle situazioni più diverse.
Le Fiabe per Crescere nascono infatti in risposta a un’esigenza specifica di un bambino, di una famiglia o di un’educatrice, e la progettazione richiede attenzione, completezza e rigore.
Sono fiabe che nascono per essere raccontate o ascoltate, perché per come sono strutturate diventano particolarmente efficaci quando la lettura genera immagini in movimento nella mente di chi ascolta. La fiaba scritta è corredata da due audio: uno corrisponde alla versione completa della storia, mentre il secondo è una versione ridotta per un uso più rapido e ludico, perfetta per i più piccoli o in caso di difficoltà a mantenere l’attenzione.
I fondamenti di neurolinguistica su cui si basa ogni storia funzionano meglio quando l’ascolto genera un lavoro attivo e sollecita visualizzazioni che nascono dalla propria esperienza, invece di ricevere immagini già predefinite da altri.
Per questo le immagini dei libri sono generalmente neutre o standardizzate, a meno che la rappresentazione dell’ambiente o dei personaggi non sia determinante. In quel caso, per rendere più accattivante la veste grafica, si scelgono illustrazioni capaci di sostenere il racconto senza caratterizzarlo troppo, simboli o astrazioni.
Ogni Fiaba per Crescere è progettata tenendo conto in modo rigoroso di tantissimi elementi, complementari e diversi tra loro:le dinamiche di sviluppo del sistema nervoso e la disponibilità alla ricezione degli stimoli; le modalità di regolazione emotiva e le abilità di gestione dei sentimenti; la necessità di integrazione tra corpo, emozione e pensiero; dlaella modulazione del linguaggio in due versioni, così da adattarsi all’età del bambino; di una progettualità che nasce da un bisogno specifico; di ritmi, cadenze e prosodia necessari a sollecitare, incuriosire, spostare o sostenere l’attenzione; le componenti immaginative da evocare mentalmente; la simbologia; i particolari da far emergere nel corso della costruzione generale della storia; l’inserimento degli elementi di pedagogia narrativa e di tecniche immaginative nei punti più indicati; e tanti altri elementi, ciascuno con una funzione specifica e una collocazione pensata.
Per ogni fiaba la scelta delle parole, dei momenti e delle suggestioni ha come obiettivo centrale il bambino con i suoi bisogni e la massima attenzione all’impatto che la storia potrà avere sul suo vissuto.
5. Le fiabe cambiano anche gli adulti
Questo è uno degli effetti meno dichiarati, ma più evidenti.
Le Fiabe per Crescere a volte possono risultare insolite nella lettura.
Quando è utile abbassare il tono neurovegetativo, le frasi diventano lente e le parole si fanno più lunghe.
Quando invece è importante che un messaggio raggiunga l’ascoltatore, possono comparire ripetizioni o modalità di scrittura che riflettono la sospensione verso una parola o un concetto.
Il ritmo a volte è rapido e serrato, altre volte le parole accompagnano verso una condizione più onirica e distesa.
E per come sono strutturate, le fiabe possono agire sia su chi legge sia su chi ascolta. Capita che l’adulto si lasci trasportare, che emergano intuizioni durante la lettura, che tornino alla mente ricordi o che nascano idee.
Con la lettura del Brontolicchio, ad esempio, è frequente che emergano dinamiche legate all’impulsività, alla gestione del controllo, alla reattività agli stimoli.
Con Il Ladro di Sonno si apre il tema del lasciarsi andare, del rallentare, del passaggio tra attività e riposo e soprattutto dell’attenzione alle proprie risorse e alle potenzialità legate alle abilità immaginative.
Il Filastrello sollecita riflessioni sui meccanismi di compensazione, sui comportamenti e sulle soluzioni che adottiamo per sostituire qualcos’altro.
Quando il Cielo Cadde sulla Terra agisce sul senso di appartenenza al gruppo, sulla forza di restare fedeli a sé stessi, sulla paura di essere estromessi quando non ci si conforma, sulla condivisione di emozioni, dubbi e riflessioni.
Anche questi non sono semplici effetti collaterali, ma parte del lavoro.
Perché il bambino cresce dentro una relazione, e ogni cambiamento nel bambino passa inevitabilmente anche dall’adulto.
Ecco perché la condivisione di un’esperienza può intervenire in modo importante su tutto il sistema.
6. Come usare al meglio le Fiabe per Crescere
Non serve fare molto, ma serve farlo con precisione. Ed è più semplice di quanto sembri.
Prima di tutto è importante leggere con presenza. Quando vuoi che da una fiaba non risulti solo un flusso di parole, prenditi il tempo per un respiro e un istante di consapevolezza prima di iniziare. Lascia che l’interpretazione venga, se è spontanea. Oppure limitati a leggere, permettendo ai processi di fare il loro corso.
Meglio evitare di spiegare subito dopo o di leggerne una dopo l’altra. Una storia, poi la luce si abbassa o si spegne.
Se il rituale della buona notte si prolunga troppo, può essere utile cercare una via più funzionale e gradevole per tutti (scrivi a
Ma in linea di massima, lascia che la storia lavori.
Non serve imporre sessioni di lettura o richiamarne continuamente i passaggi: serve avere fiducia nel processo.
Osserva cosa muta nel tempo.
Il cambiamento sarà sempre più evidente, anche se le modifiche graduali, all’inizio, possono sembrare quasi invisibili. Probabilmente non sarà un cambiamento singolo: un insieme di situazioni prenderà un orientamento diverso, migliore, più adatto al vostro benessere.
E se si vuole potenziare l’effetto delle fiabe, si può fare un passaggio in più, proponendo attività pensate per portare la storia nel corpo, nel gioco, nella relazione e nell’esperienza psicofisica diretta. Questo ne potenzia l’effetto e ne arricchisce il significato.
Sono attività semplici, pratiche, utilizzabili in momenti diversi da quello della lettura, ed è possibile riceverle insieme agli audio.
Per ricevere più informazioni riguardo alla formazione sul Metodo Fiabe per Crescere o se vuoi portarlo nella classe di tuo figlio o di tua figlia, puoi scrivere a
Quando una fiaba è costruita con criterio il bambino non riceve semplicemente un insegnamento, ma organizza meglio i propri vissuti e le proprie competenze.
E questo, nella vita quotidiana, significa meno fatica, meno conflitti, più possibilità per una crescita equilibrata e serena, perché una storia ben progettata può diventare fonte di crescita e di esperienza.
Allora, buona lettura, ti aspetto alla prossima puntata di Pedagogia Flessibile.